L’istruzione non si tocca, va garantito il rientro a scuola

Il rientro a scuola di bambini e ragazzi è una priorità che i Governi devono assicurare. Dopo lo stop forzato a causa dell’epidemia di Covid-19,che si è tradotto in quasi sette mesi lontano dalle aule, è tempo di riprendere la normalità.

Lo ha detto anche il segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha ribadito l’importanza di tale passaggio, affermando che si è di fronte a una “catastrofe generazionale”. Pediatri, psicologi, pedagogisti, sociologi e scienziati concordano nel ritenere essenziale la riapertura per tutti a orario pieno, per permettere agli studenti di riprendere il ciclo formativo. Senza dimenticare la necessità dei genitori, madri soprattutto, di poter riprendere a lavorare.

Naturalmente, la sicurezza e la prevenzione devono avere massima priorità. Ma per questo, ci sono strumenti adatti alla sanificazione di ambienti e oggetti anche in luoghi pubblici.

Per prima cosa, però, va analizzata la situazione. E al momento numerose evidenze scientifiche indicano che il rientro a scuola non sarebbe drammatico come temuto in precedenza.

IN GRAN BRETAGNA DOPO IL RIENTRATI A SCUOLA

Particolarmente rassicurante il rapporto su infezione e trasmissione di SARS-CoV2 in ambiente scolastico che arriva in Gran Bretagna. L’Agenzia del Department of Health and Social Care britannica lo ha presentato lo scorso 23 agosto e riguarda una popolazione scolastica di 1 milione e 600mila alunni rientrati a scuola il 1 giugno.

Il dato più eclatante mostra che solo 70 bambini su 1,6 milioni, ovvero lo 0,004%, sono risultati positivi al virus. Di questi, la maggioranza era asintomatica e nessuno ha avuto bisogno di cure ospedaliere. Anche 128 membri del personale scolastico sono risultati positivi, ma nella maggior parte dei casi la trasmissione proveniva da adulti.

Solo lo 0,01% (1 su 1000) delle scuole ha avuto almeno un caso o più. Nelle 30 scuole che hanno avuto focolai (da due casi in su), solo in sei casi l’infezione è stata trasmessa al personale da alunni, e solo due studenti l’hanno trasmessa tra loro. Nello stesso periodo, sono stati registrati 25.470 casi totali nel Regno Unito. Le scuole hanno quindi contribuito solo allo 0,7% dei casi e i bambini solo allo 0,27%.

PREPARARE I PLESSI AL RIENTRO A SCUOLA

Secondo la legge, la sanificazione comprende tutte quelle attività che “riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o di disinfezione e/o di disinfestazione (link ad articolo). La sanificazione è intesa quindi come un processo più ampio, che comprende anche le altre attività di profonda pulizia, mirato ad eliminare qualsiasi batterio ed agente contaminante.

Preparare le aule per l’imminente rientro a scuola può rivelarsi determinante in questo frangente della convivenza con il virus. Anche le linea guida dell’American Academy of pediatrics e quelle dell’Istituto superiore di sanità ribadiscono l’importanza di questa azione. Purtroppo, però, non sembra che le istituzione siano riuscite a mettere in atto tutte le misure necessarie.

Tra gli altri, ha lanciato l’allarme Lorenzo Mattioli, presidente di CONFINDUSTRIA Servizi HCSF, che  raccoglie le imprese maggiormente sensibili al tema della sicurezza di utenti e lavoratori. “Nel nostro Paese si fatica a concepire la sanificazione come uno strumento chiave, relegandolo ad ulteriore incombenza per i dirigenti scolastici e per non ben identificati ‘addetti’. Questi ultimi sono privi delle necessarie qualifiche per gestire strumenti professionali e sostanze chimiche da utilizzare“.
“A pochi giorni dalla riapertura – continua Mattioli – assistiamo alla corsa per nuovi spazi in attesa di banchi monoposto. Non si comprende invece la necessità di mettere in campo un grande progetto per la sanificazione, da considerare come vero e proprio presidio sanitario. E’ necessario promuovere la sanificazione come atto di tutela della salute, di civiltà e rispetto verso la comunità scolastica”.

La federazione vuole sottolineare come, per aiutare la scuola, occorrano servizi offerti in maniera professionale. I dirigenti scolastici devono avere come compito primario l’organizzazione dell’aspetto didattico, culturale e sociale che l’Istruzione incarna. “Ad oggi – conclude Mattioli – non sappiamo nemmeno chi si occuperà di sanificare le scuole”.

I METODI PIU’ AVANZATI: RAGGI UVC E FOTOCATALISI PER AMBIENTI STERILI

Oggi ci sono metodi di sanificazione e sterilizzazione molto efficaci, che vanno ben al di là del semplice concetto di pulizia. Con le nuove tecnologie, la sanificazione può essere rapida, ecologica e sicura.

Un metodo che si sta diffondendo è quello che sfrutta il potere germicida delle lampade a raggi UvC. Funzionano con una lampada a vapore di mercurio, che emette luce a 254 nm, assicurando un costante flusso di lunghezza d’onda.

Una ricerca condotta dall’Università di Milano ha certificato la sua efficacia anche contro il virus Sars-Cov-2. Con un’esposizione di soli tre minuti, i raggi ultravioletti abbattono il 99,9% di virus e batteri da oggetti e superfici. Qui potete trovare tutte le informazioni su questa tecnologia, che è stata incorporata in prodotti differenti adatti a ogni esigenza: casa, studi professionali, luoghi pubblici.

Un altro metodo è quello dell’ossidazione fotocatalitica, più comunemente detta fotocatalisi. Un sistema che nasce in ambiente aerospaziale, dove è la quantità e la salubrità dell’aria è prerogativa basilare. La Nasa utilizza questa tecnologia per la sanificazione degli ambienti destinati agli astronauti.

Il processo funziona grazie all’azione composta dei raggi UV del sole, dell’umidità presente nell’aria e di alcuni metalli nobili presenti in natura. Permette una sanificazione definita “perpetua”, non solo eliminando germi virus e batteri ma anche garantendo una qualità dell’aria costante, senza immissione di agenti nocivi nell’aria.

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