Far-UvC light: tecnologia a raggi uv innocua per l’uomo

Dagli Stati Uniti arriva una nuova tecnologia a raggi Uv che non danneggia le cellule umane viventi. Resta intatta l’azione germicida della luce ultravioletta, capace di abbattere virus e batteri.  In breve, tali apparecchi possono essere utilizzati per purificare l’aria di un locale anche in presenza di persone.

Si chiama Far-UvC (letteralmente “UvC lontana) e la descrive uno studio della Columbia University; qui negli ultimi anni è stata sviluppata una tecnica promettente per prevenire la trasmissione aerea di virus, per esempio per contrastare la stagionale epidemia influenzale.  Oggi, è risultato efficace anche per il Coronavirus.

LA RICERCA

Lo studio, pubblicato sula rivista Scientific Reports, dimostra la capacità della luce Far-UVC di combattere i coronavirus umani. I ricercatori hanno esaminato due coronavirus umani – a alfa HCoV-229E e beta HCoV-OC43 – che hanno dimensioni genomiche simili al betacoronavirus SARS-CoV-2 che causa COVID-19. I virus sono stati esposti alla luce Far-UVC a 222 nanometri; anche a bassi dosaggi, il raggio ultravioletto ha inattivato il 99,9% del coronavirus. 

LA FAR-UVC

È noto che la luce germicida ultravioletta (UvC) riduce la trasmissione da persona a persona di virus abbattendoli nell’ria o sulle superfici. La luce UV per non deve mai essere rivolta verso l’essere umano, perché può essere dannosa per pelle e occhi. Per questo alcuni prodotti garantiscono la massima sicurezza, grazie a una funzione di rilevamento della gravità: fintanto che l’angolo di ribaltamento è maggiore di 45 gradi rispetto al suolo, il sensore di gravità farà spegnere automaticamente la luce

Le fonti luminose FAR-UvC (lontane) hanno una lunghezza d’onda più corta, intorno a 220 nanometri, non penetrano lo strato di cellule morte sulla superficie della pelle, né possono penetrare negli occhi; in conclusione, non danneggiano le cellule umane viventi. La luce mantiene la sua proprietà germicida però, perché i virus sono microscopici, e anche le onde più corte riescono a raggiungerli e a danneggiarne il DNA o RNA (link all’articolo inerente).

Secondo gli esperimenti, l’esposizione ai raggi FAR-UvC in luoghi pubblici occupati – rispettando l’attuale limite di esposizione regolamentare pari a 3 mega Joule / cm2 / ora – ottiene un’inattivazione virale pari al

  • 90% in 8 minuti
  • 95% in 11 minuti
  • 99 % in  16 minuti
  • 99,9% 25 minuti

IL FUTURO

L’idea è che questa nuova tecnologia a raggi uv porti a nuove tipologie di utilizzo. Per esempio le lampade potrebbero essere incorporate negli usuali impianti di illuminazione, così da essere facilmente installati in spazi pubblici come aeroporti, stazioni, palestre etc. Un metodo che ha il potenziale per prevenire la diffusione del contagio arginando la pandemia.

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